A volte ritornano…

Che cosa ci fa su WordPress l’immagine di un dolce paesaggio provenzale che squarcia un muro della Berlino Est più post-industrial, con tanto di filo spinato?

Valcuvia Express rinasce su WordPress dalle ceneri di un blog su Splinder: un’araba fenice mutilata. Quattro anni di post, storie, personaggi e incontri 2.0 che a volte sono diventati amicizie reali o molto di più… quasi tutto perso con la chiusura di Splinder il 31 gennaio 2012. La sottoscritta, persa in mille casini tra Milano, san Donato Milanese e Rancio Valcuvia, non ha captato l’info – complice la scarsa comunicazione di Splinder, che ha incattivito molti utenti ormai ex – e si è ritrovata con un bel “Purtroppo non è stato trovato nessun documento con il testo indicato”. Nessuna migrazione più possibile. Dolente. In un altro periodo l’amarezza mi avrebbe inacidito ad uno stadio muriatico; oggi mi resta la malinconia per tutti i post cancellati: quelli brevi, cesellati con cura – piccoli lucernari di creatività – quelli intimisti, quelli di attualità, i post di viaggio, la mini serie sui premi Nobel della Letteratura. Inizia la caccia agli utenti amici: qualcuno l’ho già ritrovato, qualcun altro non mi resta che salutarlo da lontano, con un messaggio in bottiglia 2.0.

Ma che cosa c’entra, quindi, la Provenza con una Berlino filo-spinata?! Il vecchio blog si apriva con una home bucolica dove campeggiava uno scorcio di Valcuvia… e l’Express del titolo era un omaggio ai treni, il mio preferito mezzo di viaggio e punto di osservazione. Oggi, tante cose sono cambiate: il pendolarismo è un ricordo, in Valcuvia ci torno nel week-end, e le settimane di studio e lavoro a Milano mi hanno insegnato l’amore per il post-industrial.
Ho abitato nella periferia di Gratosoglio con Iginia, ai margini della Tangenziale Ovest, vissuto e lavorato nell’amata Bicocca post-industriale – tra torri di raffreddamento cristallizzate in uffici, carroponti, parchi che un tempo furono aree dismesse della Breda – oggi, ogni mattina, saluto l’alba che spunta dai palazzi del petrolio di Metanopoli.

Ma dietro tutto questo, c’è un sogno: l’eco-villaggio. Vivere in una comunità con un’anima eco-sostenibile e un’utopia sociale, un collettivismo che non vuole essere una “comune ideologica”, ma un gruppo di persone che crede in uno stile di vita semplice ed essenziale. Personalmente credo in poco o nulla, né nella politica, né nella religione, di certo non nel capitalismo: solo ripartendo dalla natura potremo – forse – salvare noi stessi dall’alienazione e il pianeta dalla distruzione. In Eco-villaggi, Martin Bang citando Ralf Gering parla di 3.985 comunità e 350.700 persone in tutto il mondo. Alla prima cena “eco-villaggistica” organizzata a Milano eravamo in 6. Time will tell…

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Categorie: Uncategorized | 1 commento

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Un pensiero su “A volte ritornano…

  1. K

    Ti ho seguita sul vecchio blog per tanto tempo, per tante storie, per tanti stati d’animo.
    Sono contento perchè quelle cose in me comunque sono impresse, anche se il freddo mondo 2.0 del web in crisi ha cancellato apparentemente tutti quei racconti, per fare il verso a un film di culto, “come lacrime nella pioggia”… Ora lo squarcio nel muro che lascia penetrare la luce e la vista della provenza più bucolica e colorata pare l’essenza di una nuova partenza che attraverso anfratti urbani post industriali, a tratti quasi cyber-punk, punta verso un qualcosa di altro, un qualcosa di diverso da una costruzione, da un semplice artefatto umano, da una esperienza canonica. Un qualcosa che per fortuna non si può descrivere, ma che ha l’odore delle foglie bagnate di rugiada, i colori azzurri del cielo, rosa degli alberi di prugno in fiore, neri e grigi delle tempeste, bianchi degli alpaca al pascolo… un qualcosa che qualcuno chiama Natura, qualcuno chiama Dio, qualcuno chiama Flusso, qualcuno chiama Vita… Proprio quella vita che purtroppo la grande maggiornaza delle persone che ci circondano hanno perso di vista, accecati dai tanti “svaghi” del mondo moderno.
    E’ difficile camminare nelle fredde vie di questo squallido relitto post-industriale urbano che è il presente in cui ci muoviamo, ma il tepore che proviene da quello squarcio nel muro e la consapevolezza che deriva dallo sbirciarci dentro sono la linfa per questa nuova partenza, per questo nuovo blog, per il presente post-industriale che volta verso il futuro eco-villaggistico… Non vedo l’ora di viaggiare 😉

    K

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