Il cielo sopra Berlino – tra echi DDR, cultura e scena underground

Fu così che dopo un paio d’anni di organizzazioni fallite – gente furba che sogna di andare a Berlino per Capodanno e pensa di organizzare all’ultimo, danneggiandosi le coronarie con il prezzo dei voli – dal 10 al 12 febbraio 2012 tre oscuri individui della Valcuvia finalmente la spuntarono sull’inerzia e approdarono nella metropoli di Wenders. Anima intensa, vitale e piena di contraddizioni: Berlino non si dimentica, e a sfiorarla per soli tre giorni si resta pieni di nostalgia.

Venerdì 10 febbraio – Gioia post-industrial!

Atterriamo in mattinata a Berlino Tegel con un volo Lufthansa, e il primo incontro locale è con il freddo: micidiale, il – 10 / -20 non te lo toglie nessuno se non le provvidenziali nevischiate. Chiara, l’amica di B. in Erasmus che ci farà da Caronte per un giorno, ci dirà che la settimana prima era stata la più fredda in assoluto degli ultimi 12 mesi. Bus X109, cambio al famoso Zoologischer Garten di Christiane F. e saltiamo sulla S-Bahn: la Stadtschnellbahn – ferrovia veloce urbana – che insieme alla U-Bahn – Untergrundbahn, la metro classica – ci porterà ovunque con la massima teutonica efficienza. Ed è subito gioia post-industrial: l’ostello in cui alloggeremo – l’ottimo A&O Berlin Mitte – sta nel cuore della Berlino Est, dove alle spalle di Alexanderplatz restano ancora fantasmi del passato, con le quadrate architetture DDR e i graffiti di edifici semi-distrutti, oltre alle tubature rosa di cui non ci sapemmo spiegare la funzione… li credevamo tubi per il trasporto di gas ma forse sono più semplicemente tubature per l’acqua.

Altra gioia, stavolta gastronomica e tutt’altro che locale, la scoperta di Dunkin’ Donuts, che ci accompagnera’ per tutte le colazioni berlinesi: catena americana di caffetteria & ciambelle (coloratissime e porcissime, dai mille gusti), mai vista in Italia (gli unici negozi, aperti alla stazione di Termini, han chiuso dopo il fallimento della societa’ che li gestiva).

Ci vediamo Alexanderplatz con la sua Torre della televisione e l’orologio astronomico, e ci dirigiamo verso la Museuminsel, l’isola dei musei sulla Sprea, un fantastico mondo parallelo fatto tutto di classicita’ e artisti di strada lungo il fiume. Un’atmosfera così equilibrata da sembrare fuori dal mondo, di certo non al centro di una metropoli…
Tra la vasta scelta di cose da vedere decidiamo di fidarci della fida Lonely Planet e scegliamo il Pergamonmuseum, che raccoglie una collezione di arte antica, orientale ed islamica e deve il suo nome alla monumentale ricostruzione – con parti originali – dell’altare di Pergamo, cui segue quella del mercato di Mileto e la meravigliosa porta della dea Ishtar di Babilonia. Passeggiata serale sulla Sprea, vaghiamo tra gli orsi e i radical chic del Berlinale – di cui finiremo per non riuscire a seguire nemmeno una proiezione, troppe folle – e ci spingiamo fino al Keller, fascinoso ristorante che fu casa di Bertold Brecht ed oggi è un localino piccolo e raccolto, con libri & bottiglie di vino qua e là. Neanche a dirlo, non trovammo posto e continuammo a vagare; complice la sveglia alle 4, quasi crolliamo dal sonno sul tavolo di un ristorante ristorante spagnolo…
Sabato 11 febbraio – Tra classici e squatter
Sabato esordiamo con la Berlino classica: Porta di Brandeburgo, Reichstag – purtroppo da fuori, non riuscimmo ad accaparrarci l’ingresso prenotabile solo on line data la piu’ totale latitanza delle decine di hotspot Internet millantati – Checkpoint Charlie, e la frazione del Muro piu’ triste, quella grigia conservata in originale della famigerata via Prinz-Albrecht, dove durante il nazismo sorgeva la sede delle SS e dove oggi ha sede la Topografia del Terrore, una vastissima esposizione di materiali sul periodo nazista. Poco lontano dal Muro incrociamo Trabant for Rent, che noleggia le mitiche Trabant di epoca DDR per tours berlinesi, e in una birreria  nei pressi di Friedrichstrasse incontriamo Chiara, che ci iniziera’ al nostro sabato alternativo berlinese.
Percorriamo tutta la East Side Gallery – la sezione piu’ lunga rimasta del muro, oggi resa la più grande galleria d’arte all’aperto dai graffiti di decine di autori – e dopo una bella scarpinata ci addentriamo tra le vie della zona squatter, dove nel week-end pare ci sia una festa in ogni casa occupata.
Aperitivo alla Kptn: minuscolo locale d’altri tempi, frequentatissimo dai ggiovani in orari pre-clubs, con tanto di sfasciata area calcetto con pareti scrostate, è qui che beviamo per la prima volta la Berliner Weisse, stravagante bibita che alla birra mischia lo sciroppo aromatizzato e diventa rossa (ai frutti di bosco) o verde (alla vaniglia).
Ci spostiamo in Oranienstrasse e la prima tappa è naturalmente la Tacheles, la mitica casa occupata da un collettivo di artisti che nel 1990 ne hanno fatto una galleria d’arte: vagabondando tra i vari piani graffitati ci imbattiamo in molti souvenir commerciali e qualche intuizione interessante, ma a colpire è soprattutto l’atmosfera rilassata dell’edificio, visibilmente underground ma frequentato anche da anziani signori e bambini al seguito. Ceniamo in un mediocrissimo thailandese di fronte – qui pullulano i ristoranti etnici – e il club designato per il sabato sera alternativo è lui, lo storico Kaffee Burger di Tor Strasse che 40 anni fa era frequentato da intellettuali e perseguitato dalla DDR e oggi è uno dei fulcri della night-life underground di Berlino. Un po’ atipica la serata, dedicata alla discoteca russa di Wladimir Kaminer: tra musiche e danze moscovite incontriamo di tutto, dai ragazzini berliner alle coppie russe in età, animate da scatenati ballerini con mustacchi.
Domenica 12 febbraio – Street life

Domenica partiamo con la Berliner Dom, il Duomo di Berlino, gioiello barocco che tutto sembra tranne che una cattedrale protestante e oltre alla cripta con le tombe degli Hohenzollern e all’organo monumentale – tra i più grandi d’Europa – dalla cima offre una fantastica panoramica di Berlino. Incappiamo nello Schinkel Museum e ci facciamo un ultimo giretto tra i monumenti, prima di dedicarci al kebab del mitico Mustafas Gemuse Kebap di Mehringdamm – tappa d’eccezione, in una Berlino dominata dai kebabbari a dal curry-wurst d’asporto, il wurstel di vitello a fettine inondato di salsa al pomodoro spruzzata di curry, è famosissimo e c’è coda a tutte le ore, complice la bontà degli ingredienti (per la prima volta mi son provata la feta sul kebab!), e ha anche un sito divertentissimo. Finiamo con un giretto al mercato delle pulci di Tiergarten, all’ombra della Charlottenburger Tor.Goodbye to Berlin: la prossima volta, saremo berliner e non turisti…
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3 pensieri su “Il cielo sopra Berlino – tra echi DDR, cultura e scena underground

  1. K

    viva Berlino, i berliner, noi berliner e pure il freddo che non avendoci ammazzato ci reso più forti.
    Citerei però anche nella serata al Kaffee Burger le ineluttabili evoluzioni di Dimitri…

  2. Un caro saluto da Sar…Salvatore Rizzi.

  3. K

    Però che voglia di tornarci… Certo magari con temperature più umane, anche se girare la porta di Brandeburgo sotto la neve e star davanti al checkpoint charlie coi pezzettini di ghiaccio che ti pizzicano la faccia è magnifico… L’unico lato negativo di Berlino è che si mangia maluccio, per quanto abbiamo avuto modo di capire. Naturalmente dunkin donuts e Mustafa gemuse kebap a parte! (decisamente poco interessante invece il curryWurst, ma avremmo dovuto provare quello di curry39 per una conferma).

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