On the road e on the railway in Crna Gora. Breve favola balcanica.

MontenegroQuesta è la storia di una solitaria di tre giorni nel misterioso Montenegro, anonimo Paese ben nascosto tra i ben più noti cugini serbi e croati, incastonato tra i Balcani e bagnato dal Mediterraneo. Una foresta ricca di perle che ora rischia di essere la “new destination” per le vacanze estive insieme all’Albania, come certa cementificazione a Budva sembra inquietantemente suggerire. Ecco qualche suggestione, prima che sia troppo tardi…

Црна Гора – Дан 1: Подгорица и Будва (Montenegro – giorno 1: Podgorica e Budva)

mercato

Atterro nel minuscolo aeroporto di Podgorica alle 9.30 circa. Vado in cerca del fantomatico shuttle della Montenegro Airlines, che secondo la guida Bradt e certe voci sui forum con 3 euro ti dovrebbe condurre diretto in Trg Republik: come già detto su alcuni forum, sappiate che tutti ne parlano ma NON ESISTE. Con 12 euri troverete dei taxi che vi porteranno diretti in centro. Parto con l’esplorazione: prima tappa il mercato (Velika Pijaca), dove compro delle deliziose fragoline. Mi sposto poi verso la Nova Varos (Città Nuova), attraverso il fiume Ribnica, costeggio l’Università del Montenegro con la statua di Pietro I e arrivo nell’opulenta Cattedrale della Resurrezione di Cristo (Hram Hristovog Vaskrsenja), dove partecipo clandestinamente a un matrimonio ortodosso: la cattedrale, modernissima, non mi fa impazzire con le sue arroganti dimensioni e l’oro esondante, colpisce però l’affresco dove vengono ritratti in mezzo alle fiamme dell’Inferno Tito, Marx ed Engels, tutti insieme appassionatamente.

cimitero podgorica

Attraverso il Millennium Bridge, simbolo della città, ed eccomi nella Stara Varos, la Città Vecchia: carino il Ponte Vecchio sul Ribnica, dove vedo dei ragazzi impegnati a ripulire la città dai rifiuti, ma il vero e proprio gioiellino è l’antica Chiesa di san Giorgio, la più antica – risale all’XI secolo – ai piedi della collina Gorica; proprio dietro alla chiesetta, un piccolo cimitero molto dark e infestato dalle erbacce nasconde un’inquietante leggenda… si dice che tutti i sarcofagi siano vuoti, perché i corpi dei cristiani sepolti sarebbero stati riesumati e ghigliottinati da un gruppo di musulmani che si stavano vendicando dell’omicidio di un mercante.
dajbabe manastirFermo un taxi e parto destinazione Dajbabe Manastir, un bellissimo monastero dell’Ottocento scavato nella roccia sotto la collina Dajbabska Gora – anche qui non perdo l’occasione per importunare i riti ortodossi e mi ritrovo a fotografare un battesmo, mentre i preti ne approfittano per chiedermi da dove vengo e strizzare l’occhio agli “Italianski”.

Rientro in città ed eccomi sull’autobus per Budva. Dopo un’ora e mezza di saliscendi tra montagne boscose, la costa è quasi un miraggio. Budva è una città antichissima, di origini greco-romane, secondo la leggenda fondata da Cadmo e Armonia durante la loro ricerca di Europa rapita da Zeus, circondata dalle mura medievali del XV secolo e che ancora conserva le strette stradine medievali. Bellissima da girare di giorno e di sera, da visitare la Citadela, la Chiesa di s. Ivan e la Chiesa s. Sava. Mi godo una birretta sulla spiaggia – la scoperta bellezza delle spiagge sarà la rovina di Budva, che già porta tracce di cementificazione selvaggia – cena con cevapcici e ostello (Freedom Budva), dove il simpatico Milos mi spiega vita morte e miracoli della cittadina.

Црна Гора – Дан 2 – Котору (Montenegro – Giorno 2 – Cattaro)

kotorTre quarti d’ora di bus ed eccomi a Kotor, l’antica città marittima di Cattaro, in posizione storicamente strategica a dominare le Bocche di Cattaro, l’unico fiordo naturale del Mediterraneo. Kotor, fondata da Roma, per chiedere protezione contro i Turchi nel 1420 si sottomise liberamente ai Veneziani, che diedero alla città la sua attuale impronta architettonica e urbanistica che le hanno valso il titolo di Patrimonio dell’Unesco. Il centro è un dedalo di viuzze medievali ricchissime di gioielli: la Cattedrale di san Trifone, la Piazza d’Armi con la torre dell’orologio, le chiese e gli eleganti palazzi barocchi. Passeggiare per le vie di Kotor significa anche incontrare decine di gatti, il simbolo della città: qui c’è anche un simpatico Cats Museum, con un’esposizione in due sale di cartoline, francobolli, documenti e articoli di giornali di tutto il mondo. Divertente arrivare nel cuore del Montenegro per ritrovare un articolo illustrato della Domenica del Corriere, che racconta la storia di un cane che salva un vecchio gatto sordo che rischiava di essere investito da una macchina, in Valcuvia!

Impegnativa ma imperdibile la salita fino alla Fortezza di san Ivan: 1.350 scalini per godere di una panoramica spettacolare sul fiordo; a metà strada, la suggestiva Chiesa di Nostra Signora della Salute, secondo la leggenda costruita dai reduci di una delle pestilenze che hanno colpito la città. Un altro mistero legato alle chiese della città è laIMG_20170423_112747 presenza dei Templari, di recente rilanciato su un blog per una croce patente fotografata sull’architrave della Chiesa di S. Maria. Devo purtroppo rinunciare alla gita in barca sul fiordo (le fanno solo in estate), perciò riprendo il bus e torno a Podgorica, dove alloggerò in una camera della guesthouse Feels like home (comoda, low cost, vicino alla stazione dei bus, ma alquanto fredda). Domenica sera la città è sonnolenta, locali chiusi e poco o nulla da fare: con il buon Zarko, conosciuto su CS, beviamo una birra locale e facciamo un giro per la città, dando un’occhiata anche al Karver, un bookshop café alternativo sul fiume, di cui avevo letto su internet e in cui non mi sarebbe dispiaciuta una puntatina. Zarko mi svela anche il mistero del maltempo primaverile: si dice che quando la Pasqua ortodossa cade lo stesso giorno di quella cattolica, sarà pioggia a catinelle!

Црна Гора Дан 3 – Од Подгорице до прије Поље на пруге Бар-Београд и манастира Милешева (Montenegro giorno 3 – Da Podgorica a Prije Polje sulla ferrovia Bar-Belgrado e il Monastero di Mileseva)

viadotto di mala rijekaEd ecco il piatto forte del viaggio: gita su un tratto della mitica ferrovia Bar-Belgrado, una tra le linee più belle d’Europa, con una spettacolare panoramica tra le montagne che culmina con il passaggio sul viadotto sul Mala Rijeka, il più alto del mondo con i suoi  200 m di altezza. Prendo il treno delle 8.10 da Podgorica (anche solo chiedere da che binario parta il treno è un’impresa: nessuno parla inglese o italiano, e mi affido a un mitico conversation book per turisti inglesi) e mi immergo nello spettacolo: viadotti, gallerie, montagne, villaggi isolati che man mano che si sale si spruzzano di neve, più o meno all’altezza di Obluska, fino alla stazione di Kolašin, la più alta della tratta. Sconfino in Serbia a Bijelo Polje – dovce ci fermiamo un po’ per dogana, polizia e controllo documenti – e arrivo verso la 1 a Prije Polje, dove ho deciso di scendere per visitare il Mileseva Manastir, con il suo famoso Angelo Bianco. Ho solo 3 ore ma grazie a un fido tassista serbo riesco a godermi il monastero (a circa 6 km dalla stazione) e a fermarmi a leggere un po’ di Moby Dick sul ciglio di un canale nei pressi… sembra quasi di stare sulla Martesana.

Il ritorno è destinato agli incontri, conoscenze sul treno o sguardi sulla vita che corre ai lati dei binari. A Vrbnica una donna fa passeggiare il suo cagnolino, mentre nei pressi su un tavolo sotto un alberello in fiore si tiene un conciliabolo di maschi alfa serbi. Sul treno conosco un signore australiano di cui non saprò kolasinmai il nome, che si sta facendo l’Eurail per 2 mesi e mi racconta le sue avventure sulla Transiberiana. A Bijelo Polje due ragazzi si abbracciano sui binari, incuranti di qualsiasi cosa stia accadendo intorno, mentre sale una signora con la figlia e offre a tutto lo scompartimento caramelle alla menta.  E’ un’immagine bellissima che per me chiude il viaggio: mentre fotografo la stazione di Kolašin, innamorata del vintage di queste rotaie balcaniche, un anziano signore vestito di nero, col suo berretto d’altri tempi, alza la mano in un gesto di saluto. E subito ripartiamo.

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