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Tavolate in mezzo al nulla

blog_2013_giu_italiani_in_tavolaAdoro le osterie, le tavolate in posti grezzi, i quadretti molto rossi e forse non più troppo bianchi. Le situazioni conviviali, magari e soprattutto se ricreate in un locale scovato per caso in mezzo al nulla. A random, tre dei miei posti grezzi preferiti all’estero, che non riuscirei – penso – nemmeno a ritrovare:

Locanda di Sokolac (Bosnia Erzegovina). Ecco un posto di cui non ricordo nemmeno il nome, e nessun motore di ricerca mi potrà aiutare. Era la primavera del 2016, e durante il Balkan Tour stavamo arrivando a Sarajevo da Belgrado; dopo un tortuoso percorso tutto a tornanti, il miraggio di un ristorante sulla destra, con tanto di camion parcheggiato sotto, ci fermiamo per una sosta a base di tè e birrette. Locale vuoto, quasi uno chalet: il soffitto con le travi di legno, la stufa di ghisa, le tendine traforate alle pareti, le riviste di gossip da parrucchiere sul tavolo. Non avevamo modo di farci capire dall’adorabile signora bosniaca, che non parlava né italiano né inglese, se non indicando le cose sul menù, o con i gesti: per avere un tè caldo, mi sono diretta verso il frigorifero, ho preso un Estathè e ho mimato di metterlo sulla stufa. Una sola cosa mi è certa: eravamo, al più tardi, negli anni ’80.

Ristorante di Tres Rios de Coronado Cortes (Costa Rica). Tres Rios è un piccolo paese in mezzo alla foresta non lontano dalla costa pacifica meridionale della Costa Rica. Nessun motivo per andarci, ma – durante il mio ultimo viaggio con Avventure nel Mondo – scendemmo a passare la notte fin qui di fatto per errore, non avendo poi il tempo di scendere e vedere la bella penisola di Osa. Sempre per errore ci siamo fermati al ristorante sbagliato, che non era quello consigliato dalla canadese new age che gestiva l’hotel dove pernottavamo. Stanchezza a gogo, autista incazzato perché avrebbbe dovuto partire prima quella sera per andare a dormire altrove: l’atmosfera che si è creata tra i 15 ha spazzato via tutto, una tavolata spettacolare tra Imperial (la birra nazionale) e casado a buon prezzo. Per concludere la serata, tornando indietro il nostro pullmino non ce l’ha fatta ad affrontare la salita sterrata che portava al nostro alloggio: siamo scesi e l’abbiamo fatta a piedi.

Olde Bridge Grill Cafe (USA). Forse un po’ più nella “civiltà” – è persino su TripAdvisor – il Bridge è un saloon arredato in stile cow-boy, bancone e tavolini di legno, biliardo e attrezzi da ranch appesi alle pareti. Gestito dai Navajo nel cuore di Mexican Hat, dove a parte la Route 163 c’è ben poco, ci mangiai un tacos spettacolare e inconscientemente provai per la prima – e ultima – volta nella mia vita la famigerata Dr. Pepper, la dolcissima bibita analcolica di cui vanno ghiotti gli americani (ne bevono a litrate). Non tavolate ma tavolini “volanti” – a parte il tempo materiale di mangiare, si vagava tra un tavolo e l’altro – ricordo ancora la luce di mezzogiorno, così forte a riflettersi sulle rocce aride dello Utah, così in contrasto con l’azzurro carico del cielo, sulle route deserte dell’Ovest.

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Categorie: locali, viaggi | 2 commenti

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