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LIEBSTER Award – Discovering new blogs…

liebsterRitorno alla fase “social” del mio blog, quella che risale al lontano 2008, a splinder e alle cene dei blog dei blog varesotti, quando ancora c’era il mitologico gibbone ed io ero una sbarbata precaria statale.

Oggi ringrazio unisciipuntini78, che mi invita a questo simpatico giochino, e rispondo alle sue domande. Sotto trovate le mie nomination. Per partecipare si deve:
Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog. Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo. Rispondere alle sue 11 domande. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers. Formulare altre 11 domande per i blogger nominati. Informare i blogger della nomination.

  1. Quando é nata la tua passione per la scrittura? Ho iniziato a leggere e scrivere prestissimo, prima di andare a scuola avrò avuto 5 anni. Ricordo ancora la prima cosa che ho scritto, su fogli a righe dei primi 3 anni delle elementari (quelli con lo spazio per bordare le “l” e le “g”): “I matrimoni di Gattina”, decine di pagine dedicate alla mia gattina di peluche, che aveva 3 mariti: un cagnolino s. Bernardo, un coniglio con il gilet e un terzo peluche che non mi ricordo 🙂
  2. Preferisci scrivere o leggere? Adoro entrambe le cose, ma se devo scegliere, è scrivere che mi dà più benessere.
  3. Come immagini la tua Vita tra 5 /10 anni? Tra 10 anni amo immaginarmi in un ecovillaggio.
  4. Vino o Birra? Birra, belga, in bottiglia, possibilmente ad un concerto rock 🙂
  5. Caldo o Freddo? Caldo. Sono freddolosissima – mi chiamano “montanara atipica”, perché pur venendo dalle valli del Varesotto soffro davvero il freddo.
  6. Unisci i tuoi puntini ogni tanto? E quando lo fai? Quando sei felice o triste? Di solito i miei puntini si uniscono quando sono felice, e trovo un senso a eventi e scelte passate… dicersamente restano un po’ a random!
  7. Fiction o Film – e perchè? Film, perché mi immergo totalmente in un sogno
  8. Sport di squadra o Sport individuali  – e perché? Sport individuale… faccio fatica a coordinarmi con altre persone, e per sfogarmi amo la bicicletta, un modo molto intimista per sfogarsi!
  9. Ti piace cucinare? Ho poco tempo e cucino pochissimo… quando riesco mi rilassa, ma non sono proprio una cuoca provetta
  10. Qual é il tuo cibo preferito? Maiale, cinghiale, cervo… purché sia salame!
  11. Shopping on line o in negozio? Preferisco in negozio… anche se per i libri ormai è diventato quasi indifferente.

NOMINATION

https://kansch.wordpress.com/
https://pascolovagante.wordpress.com/
http://lapazienzadelragno.iobloggo.com/
https://detersiviallaspina.wordpress.com/
http://varesecreativa.blogspot.it/
http://ignoranzadiritorno.blogspot.it/
https://undentedileone.wordpress.com/
https://ilmondodelleparole.wordpress.com
https://downshiftingbaby.wordpress.com/
https://laviandante.com/blog/
https://viaggiamenteblog.wordpress.com

DOMANDE

1) La tua città preferita e quella che non sopporti
2) Libro cartaceo o ebook?
3) Quando hai aperto il blog e perché
4) Che cosa ne pensi dei social network?
5) Che cosa volevi diventare da piccolo?
6) Racconta una tua piccola mania
7) Hai animali?
8) Qual è il tuo soprannome?
9) (classico) Il rosso o il nero
10) Chi è il tuo eroe/la tua eroina di sempre?
11) Che cosa ti piacerebbe dire al web ora?

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On the road e on the railway in Crna Gora. Breve favola balcanica.

MontenegroQuesta è la storia di una solitaria di tre giorni nel misterioso Montenegro, anonimo Paese ben nascosto tra i ben più noti cugini serbi e croati, incastonato tra i Balcani e bagnato dal Mediterraneo. Una foresta ricca di perle che ora rischia di essere la “new destination” per le vacanze estive insieme all’Albania, come certa cementificazione a Budva sembra inquietantemente suggerire. Ecco qualche suggestione, prima che sia troppo tardi…

Црна Гора – Дан 1: Подгорица и Будва (Montenegro – giorno 1: Podgorica e Budva)

mercato

Atterro nel minuscolo aeroporto di Podgorica alle 9.30 circa. Vado in cerca del fantomatico shuttle della Montenegro Airlines, che secondo la guida Bradt e certe voci sui forum con 3 euro ti dovrebbe condurre diretto in Trg Republik: come già detto su alcuni forum, sappiate che tutti ne parlano ma NON ESISTE. Con 12 euri troverete dei taxi che vi porteranno diretti in centro. Parto con l’esplorazione: prima tappa il mercato (Velika Pijaca), dove compro delle deliziose fragoline. Mi sposto poi verso la Nova Varos (Città Nuova), attraverso il fiume Ribnica, costeggio l’Università del Montenegro con la statua di Pietro I e arrivo nell’opulenta Cattedrale della Resurrezione di Cristo (Hram Hristovog Vaskrsenja), dove partecipo clandestinamente a un matrimonio ortodosso: la cattedrale, modernissima, non mi fa impazzire con le sue arroganti dimensioni e l’oro esondante, colpisce però l’affresco dove vengono ritratti in mezzo alle fiamme dell’Inferno Tito, Marx ed Engels, tutti insieme appassionatamente.

cimitero podgorica

Attraverso il Millennium Bridge, simbolo della città, ed eccomi nella Stara Varos, la Città Vecchia: carino il Ponte Vecchio sul Ribnica, dove vedo dei ragazzi impegnati a ripulire la città dai rifiuti, ma il vero e proprio gioiellino è l’antica Chiesa di san Giorgio, la più antica – risale all’XI secolo – ai piedi della collina Gorica; proprio dietro alla chiesetta, un piccolo cimitero molto dark e infestato dalle erbacce nasconde un’inquietante leggenda… si dice che tutti i sarcofagi siano vuoti, perché i corpi dei cristiani sepolti sarebbero stati riesumati e ghigliottinati da un gruppo di musulmani che si stavano vendicando dell’omicidio di un mercante.
dajbabe manastirFermo un taxi e parto destinazione Dajbabe Manastir, un bellissimo monastero dell’Ottocento scavato nella roccia sotto la collina Dajbabska Gora – anche qui non perdo l’occasione per importunare i riti ortodossi e mi ritrovo a fotografare un battesmo, mentre i preti ne approfittano per chiedermi da dove vengo e strizzare l’occhio agli “Italianski”.

Rientro in città ed eccomi sull’autobus per Budva. Dopo un’ora e mezza di saliscendi tra montagne boscose, la costa è quasi un miraggio. Budva è una città antichissima, di origini greco-romane, secondo la leggenda fondata da Cadmo e Armonia durante la loro ricerca di Europa rapita da Zeus, circondata dalle mura medievali del XV secolo e che ancora conserva le strette stradine medievali. Bellissima da girare di giorno e di sera, da visitare la Citadela, la Chiesa di s. Ivan e la Chiesa s. Sava. Mi godo una birretta sulla spiaggia – la scoperta bellezza delle spiagge sarà la rovina di Budva, che già porta tracce di cementificazione selvaggia – cena con cevapcici e ostello (Freedom Budva), dove il simpatico Milos mi spiega vita morte e miracoli della cittadina.

Црна Гора – Дан 2 – Котору (Montenegro – Giorno 2 – Cattaro)

kotorTre quarti d’ora di bus ed eccomi a Kotor, l’antica città marittima di Cattaro, in posizione storicamente strategica a dominare le Bocche di Cattaro, l’unico fiordo naturale del Mediterraneo. Kotor, fondata da Roma, per chiedere protezione contro i Turchi nel 1420 si sottomise liberamente ai Veneziani, che diedero alla città la sua attuale impronta architettonica e urbanistica che le hanno valso il titolo di Patrimonio dell’Unesco. Il centro è un dedalo di viuzze medievali ricchissime di gioielli: la Cattedrale di san Trifone, la Piazza d’Armi con la torre dell’orologio, le chiese e gli eleganti palazzi barocchi. Passeggiare per le vie di Kotor significa anche incontrare decine di gatti, il simbolo della città: qui c’è anche un simpatico Cats Museum, con un’esposizione in due sale di cartoline, francobolli, documenti e articoli di giornali di tutto il mondo. Divertente arrivare nel cuore del Montenegro per ritrovare un articolo illustrato della Domenica del Corriere, che racconta la storia di un cane che salva un vecchio gatto sordo che rischiava di essere investito da una macchina, in Valcuvia!

Impegnativa ma imperdibile la salita fino alla Fortezza di san Ivan: 1.350 scalini per godere di una panoramica spettacolare sul fiordo; a metà strada, la suggestiva Chiesa di Nostra Signora della Salute, secondo la leggenda costruita dai reduci di una delle pestilenze che hanno colpito la città. Un altro mistero legato alle chiese della città è laIMG_20170423_112747 presenza dei Templari, di recente rilanciato su un blog per una croce patente fotografata sull’architrave della Chiesa di S. Maria. Devo purtroppo rinunciare alla gita in barca sul fiordo (le fanno solo in estate), perciò riprendo il bus e torno a Podgorica, dove alloggerò in una camera della guesthouse Feels like home (comoda, low cost, vicino alla stazione dei bus, ma alquanto fredda). Domenica sera la città è sonnolenta, locali chiusi e poco o nulla da fare: con il buon Zarko, conosciuto su CS, beviamo una birra locale e facciamo un giro per la città, dando un’occhiata anche al Karver, un bookshop café alternativo sul fiume, di cui avevo letto su internet e in cui non mi sarebbe dispiaciuta una puntatina. Zarko mi svela anche il mistero del maltempo primaverile: si dice che quando la Pasqua ortodossa cade lo stesso giorno di quella cattolica, sarà pioggia a catinelle!

Црна Гора Дан 3 – Од Подгорице до прије Поље на пруге Бар-Београд и манастира Милешева (Montenegro giorno 3 – Da Podgorica a Prije Polje sulla ferrovia Bar-Belgrado e il Monastero di Mileseva)

viadotto di mala rijekaEd ecco il piatto forte del viaggio: gita su un tratto della mitica ferrovia Bar-Belgrado, una tra le linee più belle d’Europa, con una spettacolare panoramica tra le montagne che culmina con il passaggio sul viadotto sul Mala Rijeka, il più alto del mondo con i suoi  200 m di altezza. Prendo il treno delle 8.10 da Podgorica (anche solo chiedere da che binario parta il treno è un’impresa: nessuno parla inglese o italiano, e mi affido a un mitico conversation book per turisti inglesi) e mi immergo nello spettacolo: viadotti, gallerie, montagne, villaggi isolati che man mano che si sale si spruzzano di neve, più o meno all’altezza di Obluska, fino alla stazione di Kolašin, la più alta della tratta. Sconfino in Serbia a Bijelo Polje – dovce ci fermiamo un po’ per dogana, polizia e controllo documenti – e arrivo verso la 1 a Prije Polje, dove ho deciso di scendere per visitare il Mileseva Manastir, con il suo famoso Angelo Bianco. Ho solo 3 ore ma grazie a un fido tassista serbo riesco a godermi il monastero (a circa 6 km dalla stazione) e a fermarmi a leggere un po’ di Moby Dick sul ciglio di un canale nei pressi… sembra quasi di stare sulla Martesana.

Il ritorno è destinato agli incontri, conoscenze sul treno o sguardi sulla vita che corre ai lati dei binari. A Vrbnica una donna fa passeggiare il suo cagnolino, mentre nei pressi su un tavolo sotto un alberello in fiore si tiene un conciliabolo di maschi alfa serbi. Sul treno conosco un signore australiano di cui non saprò kolasinmai il nome, che si sta facendo l’Eurail per 2 mesi e mi racconta le sue avventure sulla Transiberiana. A Bijelo Polje due ragazzi si abbracciano sui binari, incuranti di qualsiasi cosa stia accadendo intorno, mentre sale una signora con la figlia e offre a tutto lo scompartimento caramelle alla menta.  E’ un’immagine bellissima che per me chiude il viaggio: mentre fotografo la stazione di Kolašin, innamorata del vintage di queste rotaie balcaniche, un anziano signore vestito di nero, col suo berretto d’altri tempi, alza la mano in un gesto di saluto. E subito ripartiamo.

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Sul Margorabbia, d’inverno, ci si siede a testa in giù. Pensieri congelati, azioni rarefatte: tanto freddo, e nessuno intorno. Un barchino arrugginito finge di salpare su pochi cumuli di neve, strisce di pneumatici incerte, a zig zag su quelle che erano piste ed ora sono solo bianco. Se ci fosse una direzione, a chi chiederla? Un vecchio con un berretto blu si allontana, trascinandosi dietro i suoi anni e – chissà perché – un lungo ramo secco. Senza senso, un profumo febbrile, come di violetta, si materializza vicino all’argine, per svanire senza lasciare alcuna traccia.

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Il finale segreto di Hanging Rock

Hanging Rock

Hanging Rock

«C’è un tempo e un luogo perché qualsiasi cosa abbia principio e fine…»

E fu così che in un solitario venerdì sera autunnale mi accinsi a vedere il classico di Peter Weir… ne avevo visto solo la seconda parte, distrattamente, in qualche mattinata di liceo, ma non mi ricordavo quasi nulla.
La storia è nota: in un pomeriggio del giorno di San Valentino del 1900, le studentesse del rigido collegio vittoriano Appleyard vanno a fare un picnic ai piedi della Hanging Rock. Quattro ragazze – Miranda, Marion, Irma, Edith – si allontanano per vedere più da vicino le rocce. Una di loro tornerà in preda ad un attacco isterico; un’altra verrà misteriosamente ritrovata giorni dopo; le altre due, scompariranno per sempre. E con loro, anche l’insegnante di matematica.

Il film è bellissimo: elegante, misterioso, racconta l’eterno conflitto tra natura e cultura, tra la rigida morale vittoriana e la selvaggia terra australiana, con immagini a tratti primordiali, quando vedi la millenaria Rocca che incombe, a tratti mistiche, sui primi piani della bellissima e delicata Miranda (“un dipinto di Botticelli”, secondo la sua insegnante), ma è anche un misterioso giallo farcito di episodi inquietanti, come il suicidio della povera orfana Sara, la cui scomparsa sarà inizialmente nascosta dalla direttrice.

Il mistero della scomparsa delle ragazze non verrà mai svelato… così come non era stato risolto dal romanzo della scrittrice australiana Joan Lindsay, da cui è tratto. E di qui, decine di supposizioni: le ragazze hanno approfittato dalla gita per scappare da una vita soffocante, magari con dei ragazzi? Nessuno lo saprà mai, si pensava. E invece, grazie a Termometro Politico scopro che esiste un capitolo finale segreto, eliminato dall’editore e che la Lindsay avrebbe consegnato al suo agente letterario, con la promessa di non rivelarlo fino alla sua morte.

E allora, qual è il finale? Lo trovate qui, anche in italiano. Ma devo ammettere che mi ha deluso. Ci sono finali segreti che dovrebbero rimanere tali. Scritto benissimo, comunque etereo e misterioso, ok, in piena sintonia con l’anima del romanzo prima e del film poi, ma… forse avrei preferito non leggerlo! Vi avviso… 😉

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Il cielo sopra Berlino – tra echi DDR, cultura e scena underground

Fu così che dopo un paio d’anni di organizzazioni fallite – gente furba che sogna di andare a Berlino per Capodanno e pensa di organizzare all’ultimo, danneggiandosi le coronarie con il prezzo dei voli – dal 10 al 12 febbraio 2012 tre oscuri individui della Valcuvia finalmente la spuntarono sull’inerzia e approdarono nella metropoli di Wenders. Anima intensa, vitale e piena di contraddizioni: Berlino non si dimentica, e a sfiorarla per soli tre giorni si resta pieni di nostalgia.

Venerdì 10 febbraio – Gioia post-industrial!

Atterriamo in mattinata a Berlino Tegel con un volo Lufthansa, e il primo incontro locale è con il freddo: micidiale, il – 10 / -20 non te lo toglie nessuno se non le provvidenziali nevischiate. Chiara, l’amica di B. in Erasmus che ci farà da Caronte per un giorno, ci dirà che la settimana prima era stata la più fredda in assoluto degli ultimi 12 mesi. Bus X109, cambio al famoso Zoologischer Garten di Christiane F. e saltiamo sulla S-Bahn: la Stadtschnellbahn – ferrovia veloce urbana – che insieme alla U-Bahn – Untergrundbahn, la metro classica – ci porterà ovunque con la massima teutonica efficienza. Ed è subito gioia post-industrial: l’ostello in cui alloggeremo – l’ottimo A&O Berlin Mitte – sta nel cuore della Berlino Est, dove alle spalle di Alexanderplatz restano ancora fantasmi del passato, con le quadrate architetture DDR e i graffiti di edifici semi-distrutti, oltre alle tubature rosa di cui non ci sapemmo spiegare la funzione… li credevamo tubi per il trasporto di gas ma forse sono più semplicemente tubature per l’acqua.

Altra gioia, stavolta gastronomica e tutt’altro che locale, la scoperta di Dunkin’ Donuts, che ci accompagnera’ per tutte le colazioni berlinesi: catena americana di caffetteria & ciambelle (coloratissime e porcissime, dai mille gusti), mai vista in Italia (gli unici negozi, aperti alla stazione di Termini, han chiuso dopo il fallimento della societa’ che li gestiva).

Ci vediamo Alexanderplatz con la sua Torre della televisione e l’orologio astronomico, e ci dirigiamo verso la Museuminsel, l’isola dei musei sulla Sprea, un fantastico mondo parallelo fatto tutto di classicita’ e artisti di strada lungo il fiume. Un’atmosfera così equilibrata da sembrare fuori dal mondo, di certo non al centro di una metropoli…
Tra la vasta scelta di cose da vedere decidiamo di fidarci della fida Lonely Planet e scegliamo il Pergamonmuseum, che raccoglie una collezione di arte antica, orientale ed islamica e deve il suo nome alla monumentale ricostruzione – con parti originali – dell’altare di Pergamo, cui segue quella del mercato di Mileto e la meravigliosa porta della dea Ishtar di Babilonia. Passeggiata serale sulla Sprea, vaghiamo tra gli orsi e i radical chic del Berlinale – di cui finiremo per non riuscire a seguire nemmeno una proiezione, troppe folle – e ci spingiamo fino al Keller, fascinoso ristorante che fu casa di Bertold Brecht ed oggi è un localino piccolo e raccolto, con libri & bottiglie di vino qua e là. Neanche a dirlo, non trovammo posto e continuammo a vagare; complice la sveglia alle 4, quasi crolliamo dal sonno sul tavolo di un ristorante ristorante spagnolo…
Sabato 11 febbraio – Tra classici e squatter
Sabato esordiamo con la Berlino classica: Porta di Brandeburgo, Reichstag – purtroppo da fuori, non riuscimmo ad accaparrarci l’ingresso prenotabile solo on line data la piu’ totale latitanza delle decine di hotspot Internet millantati – Checkpoint Charlie, e la frazione del Muro piu’ triste, quella grigia conservata in originale della famigerata via Prinz-Albrecht, dove durante il nazismo sorgeva la sede delle SS e dove oggi ha sede la Topografia del Terrore, una vastissima esposizione di materiali sul periodo nazista. Poco lontano dal Muro incrociamo Trabant for Rent, che noleggia le mitiche Trabant di epoca DDR per tours berlinesi, e in una birreria  nei pressi di Friedrichstrasse incontriamo Chiara, che ci iniziera’ al nostro sabato alternativo berlinese.
Percorriamo tutta la East Side Gallery – la sezione piu’ lunga rimasta del muro, oggi resa la più grande galleria d’arte all’aperto dai graffiti di decine di autori – e dopo una bella scarpinata ci addentriamo tra le vie della zona squatter, dove nel week-end pare ci sia una festa in ogni casa occupata.
Aperitivo alla Kptn: minuscolo locale d’altri tempi, frequentatissimo dai ggiovani in orari pre-clubs, con tanto di sfasciata area calcetto con pareti scrostate, è qui che beviamo per la prima volta la Berliner Weisse, stravagante bibita che alla birra mischia lo sciroppo aromatizzato e diventa rossa (ai frutti di bosco) o verde (alla vaniglia).
Ci spostiamo in Oranienstrasse e la prima tappa è naturalmente la Tacheles, la mitica casa occupata da un collettivo di artisti che nel 1990 ne hanno fatto una galleria d’arte: vagabondando tra i vari piani graffitati ci imbattiamo in molti souvenir commerciali e qualche intuizione interessante, ma a colpire è soprattutto l’atmosfera rilassata dell’edificio, visibilmente underground ma frequentato anche da anziani signori e bambini al seguito. Ceniamo in un mediocrissimo thailandese di fronte – qui pullulano i ristoranti etnici – e il club designato per il sabato sera alternativo è lui, lo storico Kaffee Burger di Tor Strasse che 40 anni fa era frequentato da intellettuali e perseguitato dalla DDR e oggi è uno dei fulcri della night-life underground di Berlino. Un po’ atipica la serata, dedicata alla discoteca russa di Wladimir Kaminer: tra musiche e danze moscovite incontriamo di tutto, dai ragazzini berliner alle coppie russe in età, animate da scatenati ballerini con mustacchi.
Domenica 12 febbraio – Street life

Domenica partiamo con la Berliner Dom, il Duomo di Berlino, gioiello barocco che tutto sembra tranne che una cattedrale protestante e oltre alla cripta con le tombe degli Hohenzollern e all’organo monumentale – tra i più grandi d’Europa – dalla cima offre una fantastica panoramica di Berlino. Incappiamo nello Schinkel Museum e ci facciamo un ultimo giretto tra i monumenti, prima di dedicarci al kebab del mitico Mustafas Gemuse Kebap di Mehringdamm – tappa d’eccezione, in una Berlino dominata dai kebabbari a dal curry-wurst d’asporto, il wurstel di vitello a fettine inondato di salsa al pomodoro spruzzata di curry, è famosissimo e c’è coda a tutte le ore, complice la bontà degli ingredienti (per la prima volta mi son provata la feta sul kebab!), e ha anche un sito divertentissimo. Finiamo con un giretto al mercato delle pulci di Tiergarten, all’ombra della Charlottenburger Tor.Goodbye to Berlin: la prossima volta, saremo berliner e non turisti…
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A volte ritornano…

Che cosa ci fa su WordPress l’immagine di un dolce paesaggio provenzale che squarcia un muro della Berlino Est più post-industrial, con tanto di filo spinato?

Valcuvia Express rinasce su WordPress dalle ceneri di un blog su Splinder: un’araba fenice mutilata. Quattro anni di post, storie, personaggi e incontri 2.0 che a volte sono diventati amicizie reali o molto di più… quasi tutto perso con la chiusura di Splinder il 31 gennaio 2012. La sottoscritta, persa in mille casini tra Milano, san Donato Milanese e Rancio Valcuvia, non ha captato l’info – complice la scarsa comunicazione di Splinder, che ha incattivito molti utenti ormai ex – e si è ritrovata con un bel “Purtroppo non è stato trovato nessun documento con il testo indicato”. Nessuna migrazione più possibile. Dolente. In un altro periodo l’amarezza mi avrebbe inacidito ad uno stadio muriatico; oggi mi resta la malinconia per tutti i post cancellati: quelli brevi, cesellati con cura – piccoli lucernari di creatività – quelli intimisti, quelli di attualità, i post di viaggio, la mini serie sui premi Nobel della Letteratura. Inizia la caccia agli utenti amici: qualcuno l’ho già ritrovato, qualcun altro non mi resta che salutarlo da lontano, con un messaggio in bottiglia 2.0.

Ma che cosa c’entra, quindi, la Provenza con una Berlino filo-spinata?! Il vecchio blog si apriva con una home bucolica dove campeggiava uno scorcio di Valcuvia… e l’Express del titolo era un omaggio ai treni, il mio preferito mezzo di viaggio e punto di osservazione. Oggi, tante cose sono cambiate: il pendolarismo è un ricordo, in Valcuvia ci torno nel week-end, e le settimane di studio e lavoro a Milano mi hanno insegnato l’amore per il post-industrial.
Ho abitato nella periferia di Gratosoglio con Iginia, ai margini della Tangenziale Ovest, vissuto e lavorato nell’amata Bicocca post-industriale – tra torri di raffreddamento cristallizzate in uffici, carroponti, parchi che un tempo furono aree dismesse della Breda – oggi, ogni mattina, saluto l’alba che spunta dai palazzi del petrolio di Metanopoli.

Ma dietro tutto questo, c’è un sogno: l’eco-villaggio. Vivere in una comunità con un’anima eco-sostenibile e un’utopia sociale, un collettivismo che non vuole essere una “comune ideologica”, ma un gruppo di persone che crede in uno stile di vita semplice ed essenziale. Personalmente credo in poco o nulla, né nella politica, né nella religione, di certo non nel capitalismo: solo ripartendo dalla natura potremo – forse – salvare noi stessi dall’alienazione e il pianeta dalla distruzione. In Eco-villaggi, Martin Bang citando Ralf Gering parla di 3.985 comunità e 350.700 persone in tutto il mondo. Alla prima cena “eco-villaggistica” organizzata a Milano eravamo in 6. Time will tell…

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